La Robur di Saronno, molto più di una squadra di calcio

September 20, 2017

Le righe seguenti offrono la testimonianza del  papà di un  bambino che gioca in una delle squadre della GS Robur: il tentativo è stato quello di descrivere in poche parole come è strutturata questa realtà e cosa potrebbe rappresentare per i bambini e le loro famiglie.

 

 

Cosa è la Robur

Fondata nel 1919, la Robur Calcio Saronno  si trova presso il Centro Sportivo Ugo Ronchi in via Cristoforo Colombo 42 a Saronno.

Varcando il cancello rosso si entra in una struttura dove è possibile percepire immediatamente un’ampia varieta' di opzioni fra diverse discipline come il tennis, il basket, il calcio, il calcetto a 5, il beach volley e il beach tennis, un contesto dove si respira la positiva e contagiosa atmosfera delle polisportive di una volta.

In un variegato ambiente come questo per i bambini e' ancora piu facile essere liberi di scegliere o cambiare in corsa avendo magari iniziato con una di queste discipline  sportive per poi sperimentarne  un’altra grazie alle  naturali sinergie date dalle  grandi potenzialità di una struttura così ampia e articolata.

La storica dotazione delle strutture sportive sarà prossimamente integrata dal nuovo campo di calcio a 7, un progetto pensato per arricchire il numero degli impianti disponibili, razionalizzare gli spazi e prevedere la costruzione di un nuova e più funzionale area dedicata agli spogliatoi: la prima pietra è stata posata il 12 luglio scorso e questa iniziativa sarà fra quelle presentate  in occasione dell’Open Day programmato per domenica  3 settembre.

Su prenotazione gli spazi della Robur, ed in particolare il grande prato (l’Oasi) che separa i diversi impianti sportivi, sono disponibili anche per feste di compleanno, aperitivi e/o cene da organizzare in forma privata.

Anche il campus estivo (generalmente aperto per circa tre settimane nel corso del mese di luglio e quest’anno anche la prima settimana di settembre) rappresenta un’altra importante occasione di aggregazione per far provare ai bambini le attività relative ai diversi sport ed è tale da offrire  al tempo stesso un implicito importante supporto alle famiglie in un periodo dell’anno in cui le scuole sono chiuse ma i genitori lavorano ancora in attesa delle loro sospirate vacanze.

Di particolare rilievo il respiro internazionale che ha interessato quest’anno la programmazione dei tornei per i più grandicelli, come i pulcini della covata del 2006, con il torneo organizzato il 17-18 giugno a Challans, la cittadina francese da anni gemellata con Saronno.

Da segnalare inoltre che dalla stagione 2017-2018 la Robur parteciperà al campionato di 3° categoria nel girone FIGC di Legnano proiettandosi in tal modo verso una dimensione più ampia rispetto a quella della scuola calcio e dello sport amatoriale.

La quota di iscrizione annuale per la  scuola calcio è alla portata di tutti e le risorse finanziare non sono illimitate: per questo occorre trovare sempre nuovi sponsor per supportare le diverse attività sportive, ma  spesso è proprio in queste circostanze  che si sviluppa la fantasia e si trovano delle altre soluzioni per cercare di offrire il meglio ai bambini e alle loro famiglie.

Le strutture sono essenziali, senza fronzoli e forse anche questo non secondario aspetto serve per insegnare ai bambini che l’importante è quello che si fa sul campo, l’importante è l’applicazione e la voglia di migliorarsi.

A valle di questa panoramica introduttiva è essenziale sottolineare un aspetto che non si trova scritto nelle didascalie del  sito, nelle  brochure commerciali o nei frequenti aggiornamenti della pagina di Facebook: per molte persone (grandi e piccoli) la Robur è una sorta di seconda casa, un posto protetto sempre aperto dove portare i bambini a giocare, un rifugio dove andare a bere una cosa con gli amici magari facendo due tiri a basket con i propri figli.

 

 

Cosa rappresenta la Robur per i nostri bambini

Non è semplice entrare nella testa dei nostri bambini per capire cosa può significare per loro, a quella età, frequentare un ambiente come quello della Robur o di una qualsiasi altra squadra di calcio.

Nella maggior parte dei casi noi adulti  crediamo inizialmente che possa essere soltanto una buona occasione per aiutare i nostri figli a socializzare facendo uno sport di squadra, ma spesso, con il passare del tempo, si ha la sensazione  di essere entrati a far parte  non solo di una realtà sportiva, ma anche di un’autentica espressione di accoglienza, solidarietà e possibilità di integrazione data la sua indubbia  vocazione multiculturale.

Forse la giusta  dimensione per avvicinare i bambini ad  un'attivita' sportiva  che li vede chiamati a misurarsi  con la costanza necessariamente richiesta da un impegno ricorrente per 3 o 4 volte alla settimana, a confrontarsi con l'abitudine alla puntualita' da osservare per il ritrovo degli allenamenti o per le convocazioni delle partite, a rispettare il livello minimo di disciplina richiesto da uno sport di squadra, a cominciare a gestirsi in quasi totale autonomia senza l'aiuto dei genitori nelle circostanze in cui ci si cambia negli spogliatoi o quando e' il momento di fare la  doccia e di rivestirsi.

Se tutto questo viene affrontato senza particolari pressioni e all'insegna della spensieratezza l'attivita' sportiva puo' diventare un importante ingrediente per trovare un equilibrio positivo anche con gli altri impegni della normale quotidianita' legati alla scuola, ai compiti e al catechismo.
Poi non mancano certamente i  casi di bambini comunque richiesti dai settori giovanili di squadre più quotate e in queste circostanze sta ai genitori  valutare bene se sia preferibile assecondare questo genere di opportunità o magari aspettare qualche anno per farli maturare un po’ di più.

Non dimentichiamoci che sono ancora dei bambini, con una percezione diversa da noi adulti e che per loro il fatto di giocare in una squadra già in tenera età può essere un importante fonte di divertimento dalle forti emozioni.

Non dimentichiamoci che sono al tempo stesso  fragili, esuberanti, teneri, impertinenti, emotivi, alla ricerca della loro strada e quindi bisognosi di conferme, di riferimenti positivi e con la loro personalità ancora in formazione.

Del resto  sono comunque dei bambini a cui piace disegnare, giocare  con le macchinine, il secchiello e  che cercano costantemente la compagnia di mamma e papà, dei nonni o della famiglia più in generale.

A volte mi viene da sorridere pensando che alla loro età giocavo a calcio nei prati della periferia di Milano facendo le porte con gli zaini pieni di quaderni, astucci e libri di scuola.

Ricordando questi momenti di altri tempi immagino quindi con quale orgoglio siano felici di far parte di una squadra di calcio, di indossare una maglietta che ricorda quella della nazionale azzurra o quella del Chelsea, di ritrovarsi in modo ricorrente con i loro compagni di squadra, di prendere una medaglia per la partecipazione ai  tornei di calcio organizzati a partire da marzo fino al termine della stagione.

Anche se forse la cosa più bella per loro, facendo parte della Robur, è proprio quella di poter correre in libertà su un campo di calcio dopo tante ore passate sui banchi di scuola, avendo quindi l’occasione di assaggiare senza quasi accorgersi la positiva e complementare alternanza fra lo studio e l’attività sportiva.  

 

“In ciascuno di noi si nasconde il bambino che siamo stati”

                                                                           Ron Joseph

 

 

 

Gli allenatori e le altre persone che lavorano alla Robur

La Robur è una scuola calcio e quindi gli allenatori insegnano molto bene a calciare il pallone, a stopparlo, a fare dei passaggi al compagno più libero, a giocare in modo corale ed altre cose ancora.

Ma certamente, prima ancora che allenatori, sanno di essere degli educatori:  oltre ad illustrare schemi di gioco e i fondamentali del calcio  devono sapere allacciare le scarpe ai bimbi che a quell’età non hanno ancora imparato, invitare subito a fare la pace due bambini che hanno litigato, dare poca importanza al risultato di una partita o di un torneo, incoraggiarli dopo un tiro sbagliato, intrattenerli nelle lunghe pause fra una partita e l’altra di un torneo.

Per i nostri figli  rappresentano un importante esempio e cercano quindi responsabilmente di trasmettere importanti insegnamenti come il rispetto per gli altri, il fatto di riconoscere il valore degli avversari e questo anche al fine di avvicinare i bambini  alla visione e alla mentalità dello sportivo piu che a quella del tifoso.

In questo contesto è giusto sottolineare, fra gli insegnamenti proposti ai nostri bambini, la pratica del “terzo tempo” che a fine partita tutte le squadre iscritte al campionato adottano per congedarsi dagli avversari in un clima positivo indipendentemente da quello che potrebbe essere stato l’andamento della gara appena conclusa: si tratta di una prassi mutuata dal rugby e durante la quale i giocatori si salutano e, se necessario, si riconciliano magari dopo un incontro ricco di scontri duri quasi a voler rappresentare una delle metafore della vita, quella relativa ai momenti in cui tutti noi tendiamo comunque a riavvicinarci alle persone con cui in precedenza c’erano stati litigi, diverbi o solo semplici discussioni. 

Quando lasciamo i nostri figli alla Robur la sensazione è quella  di lasciarli in buone mani e in un ambiente protetto dove possono interagire con i loro compagni in tutta serenità.

Per quella che è la mia esperienza gli  allenatori della Robur da un lato sono molto composti nel senso che non ricordo  una parola fuori posto o atteggiamenti sbagliati nel rapportarsi ai bambini; dall’altro si rivolgono ai ragazzi  con un approccio che tende a farli crescere stimolandoli a dare di più quando è il momento di farlo, a rimanere sul campo anche se arrivano le prime gocce di pioggia, a rialzarsi stringendo un po’ i denti dopo un contrasto più duro del solito, a tenere ben presente che comunque il calcio è uno sport maschio  dove quindi è assai frequente il contatto fisico, a reagire di fronte alle prime difficoltà da affrontare anche senza l’aiuto dei genitori, a non dare alcuna importanza all’esclusione dalla formazione titolare di una partita.

Gli allenatori sono  quindi chiamati ad interpretare il loro ruolo per alcuni aspetti anche nella veste di psicologi per capire le diverse sensibilità, i momenti di stanchezza, le possibili ragioni di eventuali reazioni scomposte dei bambini nei confronti degli avversari o degli stessi compagni rispettivamente durante le partite o nel corso degli allenamenti.

Ci sono altre  persone che lavorano per la Robur, di concerto con gli allenatori, e le troviamo prodigarsi al bar, in segreteria, nel magazino e in lavanderia.

Sono persone  gentili e disponibili  e fra queste c’è una persona in particolare che si improvvisa spesso e con successo quale cuoco nelle occasioni in cui le diverse squadre scelgono di passare una serata insieme al bar  per festeggiare il Natale o nell’Oasi per il saluto di fine stagione.

In queste circostanza la fanno da padrone le bruschette, la pasta all’amatriciana, gli spaghetti cacio e pepe e si creano situazioni in cui si sta bene tutti insieme coinvolgendo i bambini, i genitori, gli allenatori, i nonni, i fratelli ecc..

Non può mancare una rapido ma doveroso accenno rivolto a sottolineare  la sobrieta' e la passione degli  allenatori e di tutte le altre  persone che lavorano o comunque gravitano nell’universo della Robur, persone di fatto coinvolte concretamente ed anche emotivamente in un progetto che va forse oltre la semplice attivita' sportiva sfiorando i contorni di una vera e propria funzione sociale e acquistando il più ampio significato  di grande punto di riferimento per l'intera comunita' saronnese.

 

 “Si ricordano con stima gli insegnanti brillanti e con gratitudine quelli che hanno toccato i nostri sentimenti umani.”

                                                                           Carl Jung

 

 

 

Cosa può significare la Robur per le famiglie
Quando si iscrive un bambino alla Robur e' bene sapere tutto questo e quindi la portata molto piu' ampia dei propositi che animano allenatori, accompagnatori e dirigenti nel loro quotidiano impegno.

La passione di tutte queste persone e' molto importante per far muovere in pieno sincronismo tutti gli ingranaggi di un meccanismo collaudato che funziona con  uomini e donne che lavorano dietro le quinte senza una particolare visibilità.  

E’ molto importante fare un’attività agonistica non solo perché fa bene al fisico e alla mente e perché sottrae i nostri figli da cattive compagnie o dai talora molto pericolosi momenti di noia.

E’  importante perché il calcio, come gli altri sport di squadra, può preparare ad alcuni aspetti della vita, può insegnare l’importanza di essere un gruppo unito, di “fare spogliatoio” condividendo un percorso di crescita aiutandosi l’un l’altro e vivendo con i compagni dei momenti di svago, divertimento e soddisfazione personale.

Tutto questo spesso può avere una grande importanza anche per quando saranno adulti e dovranno confrontarsi con le quotidiane difficoltà della vita.

E poi il fatto di stare insieme vivendo qualche ora in gruppo su un campo di calcio potrebbe in prospettiva in parte contrastare la spinta all’individualismo indotta  dall’eccessivo utilizzo delle nuove tecnologie e quindi con i nostri ragazzi spesso in totale e prolungata simbiosi con un tablet o un telefono cellulare.

Portando i propri figli alla Robur i genitori li inseriscono in un ambiente sereno, con positivi esempi di comportamento e un’equilibrata dose di stimoli e motivazioni a far bene nell’attività sportiva di cui sono appassionati.

E oltre a questo i genitori potrebbero avere anche l’occasione di cominciare a far ragionare i propri figli  con la giusta leggerezza su alcuni valori importanti per la vita sociale di un adulto come possono essere la disciplina, il rispetto per gli altri, la convivenza civile, il fatto che l’interesse del gruppo debba necessariamente prevalere su quello del singolo.
Di particolare rilievo per le famiglie il ciclo di incontri chiamato “Bambini in gioco” e organizzato dalla Robur per approfondire alcune tematiche di grande interesse per tutti i genitori che cercano di impegnarsi  in una sempre più consapevole educazione dei propri figli.

Nel primo di questi incontri svoltisi il venerdì sera durante lo scorso mese di marzo è stato affrontato il tema “Benessere psicologico e approccio allo sport”, nel secondo “Il benessere fisico: alimentazione e stili di vita”, nel terzo “Conoscere il proprio corpo: le conoscenze motorie utili per un corretto sviluppo”.

Anche grazie a queste iniziative  si potrebbe dire che la Robur non è solo una squadra di calcio: forse per alcuni aspetti può essere considerato un vero e proprio partner educativo, attento ad accompagnare le famiglie lungo il complesso e articolato cammino che porterà i nostri bambini a diventare degli ometti.

In queste ed altre occasioni possono anche nascere delle amicizie fra i genitori e in modo particolare quelle fra le mamme, spesso protagoniste durante le partite di un tifo da stadio con cori e incoraggiamenti da vere e proprie ultras.

 

“I giovani non sono vasi da riempire ma fiaccole da accendere”

                                                                  Quintiliano

 

Il Progetto della Robur

Abbiamo parlato della Robur ma da parte di scrive c’è la profonda convinzione che nella maggior parte delle scuole calcio (e degli altri sport) in Italia e all’estero ci siano altrettanti ambienti sani come il nostro e questo perché tutti i bambini hanno veramente bisogno di essere accompagnati in un percorso di crescita con lo sport inteso come esempio positivo a cui ispirarsi.

A valle di questa panoramica merita di essere ricordata la suggestiva riflessione di Muhammad Alì, il più grande pugile di tutti i tempi ma soprattutto un maestro di vita, un uomo che, sfruttando la sua visibilità con l’opinione pubblica, si è battuto per la pace e per i diritti civili anche sacrificando la propria libertà:

 

“I campioni non si fanno nelle palestre: si fanno con persone che hanno un sogno, un desiderio, una visione”                                  

                                                        Muhammad Alì

 

L’ambizione della Robur non è certo quella di sfornare dei campioni, ma è altrettanto vero che  non bastano un campo di calcio, un pallone,  un allenatore, un presidente per costruire una vera squadra di calcio: occorrono dei valori umani, una cultura sportiva evoluta, la grande passione di chi sta tanto tempo ad allenare i nostri bambini, un progetto di più ampio respiro che collochi con i giusti equilibri un’attività agonistica all’interno delle varie dimensioni con cui i nostri figli sono chiamati ad esprimersi nel corso delle loro lunghe e impegnative giornate.

Oltre a cercare sempre di migliorarsi, nel suo piccolo la Robur coltiva il sogno di riuscire a fare qualcosa del genere e con l’aiuto di tutti magari un giorno tutto questo sarà possibile.


Fabio,  il  papa' di un leoncino della GS Robur Saronno 1919

 

 

 

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